Il boom di investimenti in data center, energia nucleare, infrastrutture e altri grandi progetti ambiziosi ad opera delle monarchie del Golfo sta emergendo come un driver di crescita a livello regionale e non solo, influenzando in profondità i rapporti economici internazionali, ad esempio sul fronte dell’attrattività di questi Paesi per gli Usa come partner nello sviluppo del grande progetto di rafforzamento dell’intelligenza artificiale e della potenza di calcolo. La leva resta, però, la capacità di questi Paesi di ottenere quote di risorse consolidate dal tradizionale settore degli idrocarburi.
In un mondo che vede i commerci stagnare, l’industria oggetto di ricalibrazioni delle catene del valore connesse alle relazioni geopolitiche in deterioramento su scala globale e una competizione per le risorse sempre più attiva, Stati come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar hanno ancora una dipendenza strutturale dall’estrazione di materie prime energetiche.
Gli Emirati sono il Paese che ha maggiormente disaccoppiato il proprio sistema dall’energia, ma hanno tuttora un 23% del Pil garantito dalla rendita petrolifera. E anche in Arabia Saudita, dove nel 2024 il campo “non idrocarburi” ha raggiunto il massimo storico come peso sul Pil, il petrolio vale oltre il 45% della produzione annua. In una posizione intermedia il Qatar, che ha un terzo circa del proprio Pil dal settore energetico trainato dal gas naturale.
La rendita energetica alimenta i forzieri dei Paesi del Golfo garantendo flussi di cassa continui e un’alimentazione dei fondi sovrani che operano acquisizioni, investimento e programmi di sviluppo nella regione e nel mondo. Con gli anni, però, la quota-parte dell’energia è destinata a declinare gradualmente e il contributo al bilancio di questi Paesi dovrà sempre più passare dall’estrazione al dinamismo, dalla rendita al mercato. Gli Emirati appaiono in leggero vantaggio, ma tutti questi Stati dovranno garantire diversificazione e stabilità, oltre all’inserimento delle classi medie nazionali in un’economia dinamica e non tutelata dai dividendi dei profitti energetici. La rilevanza regionale del Golfo, come dimostrato dalla recente trattativa sulla pace a Gaza, passa anche per questa grande aspettativa. Ancora tutta da dimostrare nella sua concretezza.