Torna a surriscaldarsi quello che negli Anni 2010 era ritenuto “il confine più pericoloso del mondo”, ovvero quello tra Pakistan e Afghanistan. Nelle scorse settimane il governo di Islamabad ha compiuto pesanti raid contro le postazioni dei Talebani che dal 2021 governano l’Afghanistan. Il motivo? La presunta tendenza degli Studenti Coranici a finanziare il Ttp, la loro frangia nel Paese confinante, per destabilizzare il Pakistan e promuovere una crisi di confine volta a favorire la secessione delle zone tribali a favore dell’Emirato Islamico dell’Afghanistan. A cui si aggiunge la spinta del Pakistan a ritenere traditore il regime che hanno sostenuto negli Anni Novanta, tollerato prima della detronizzazione americana e di fatto puntellato con intelligence e assistenza militare durante la presa del potere del 2021.
Come fa notare “The Conversation”, «I talebani hanno ospitato centinaia di combattenti del TTP (alcuni con le loro famiglie) in Afghanistan e hanno potenziato le capacità di combattimento del TTP, così che il gruppo possa ora impegnarsi in operazioni transfrontaliere più letali in Pakistan». Ironia della sorte, questa era la stessa accusa che molti analisti occidentali facevano a Islamabad circa la sua connivenza coi Talebani quando il Pakistan, a lungo solido alleato americano, giocava un ruolo ambiguo ai tempi della Guerra al Terrore. Il capo di Al-Qaeda, Osama Bin Laden, dopo la caduta dei Talebani fu scovato e ucciso dagli Usa proprio in Pakistan.
Ora il Paese dell’Asia centro-meridionale, nota The Conversation, teme la proliferazione terroristica: «Secondo le Nazioni Unite , il TTP ha addirittura avuto accesso ad alcune delle armi per un valore di 7 miliardi di dollari lasciate dagli Stati Uniti e dalle forze alleate. Con l’intensificarsi delle operazioni del TTP in Pakistan, Islamabad è diventata più intollerante nei confronti del governo talebano afghano» e ora mira a mostrarsi solido e capace di controllare i propri confini. Un messaggio anche alle altre nazioni frontaliere, India e Iran, circa la capacità di Islamabad di risolvere crisi nelle porose frontiere. La tensione resta alta, e solo l’intervento del Qatar ha potuto per ora sanare la conflittualità. Ma le vette dell’Hindu Kush e del Pamir continuano a separare due Paesi tramutatisi ormai in acerrimi avversari.