La Commissione Europea ha rivisto l’impostazione del Pacchetto Automotive, allentando la proposta iniziale di un divieto totale di vendita di auto con motore a combustione interna dal 2035. Secondo le ultime indicazioni discusse il 16 dicembre, l’UE punta ora a un obiettivo di riduzione delle emissioni di CO del 90% (non più del 100%) entro il 2035 rispetto ai livelli del 2021, lasciando margini di flessibilità ai costruttori sulla quota residua di emissioni. La nuova proposta prevede una maggiore flessibilità tecnologica, consentendo l’utilizzo di ibridi, carburanti sostenibili (e-fuel e biocarburanti) e meccanismi di compensazione delle emissioni legati anche ai processi produttivi, come l’uso di materiali a basse emissioni. Sono inoltre previsti super-crediti per le auto elettriche di piccole dimensioni, obiettivi più graduali per furgoni e veicoli commerciali leggeri e un pacchetto di sostegno alla filiera delle batterie, con l’obiettivo di rafforzare la produzione europea.

La revisione arriva dopo le pressioni dell’industria automobilistica e di alcuni Stati membri, preoccupati per l’impatto sulla competitività e sull’occupazione. La proposta dovrà ora affrontare il confronto legislativo con Parlamento europeo e Consiglio, ma segna già un cambio di rotta significativo che avrà effetti rilevanti sulle PMI della filiera automotive, chiamate ad adattare strategie industriali e investimenti in un contesto normativo più flessibile, anche se ancora fortemente orientato alla decarbonizzazione.

Il commento del presidente di Confapi Brescia, Pierluigi Cordua: «Confapi Brescia non può non accogliere con favore il fatto che quanto proposto per anni dagli industriali, ovvero preservare la strategica filiera automotive, il suo valore aggiunto e i milioni di posti di lavoro che essa presidia in Europa, sia stato finalmente recepito dalla Commissione Europea. Salutiamo, peraltro, positivamente la decisione di combinare necessità ambientali e logiche industriali aprendo la strada a una maggior attenzione alle logiche di mercato piuttosto che ad automatismi normativi eccessivamente prescrittivi. Giudichiamo parimenti positivamente che la Commissione abbia validato il principio di neutralità tecnologica e deciso di implementare quanto proposto da Ursula von der Leyen nel discorso State of the Union, incentivando la produzione di piccole auto, la categoria più venduta in Europa, oltre che sussidiare la produzione di veicoli elettrici a prezzi accessibili. Aspettiamo la concretizzazione industriale di queste realtà e chiediamo sostegno alla filiera. La realtà concreta parla di aziende come Stellantis che stanno abbandonando Paesi di storica produzione, come l’Italia, in favore degli Usa e di Volkswagen che chiude il primo stabilimento in 88 anni di storia. Il rischio desertificazione industriale non è sfatato del tutto e va prevenuto dando concretizzazione a una svolta che consenta all’Europa di essere ancora, da qui alla data soglia del 2035, un continente dove è conveniente e redditizio sviluppare una filiera automotive e investire in innovazione di prodotto e processo. Questa può essere la garanzia per i territori produttivi come Brescia che della filiera di questo sistema fanno la base della loro prosperità industriale».