Lo Yemen del Sud e il Somaliland sono nuovi teatri caldi alle porte del Mar Rosso che riconfigurano la geopolitica mediorientale ed africana. Sono state settimane complesse e caotiche per il quadrante regionale, dove dapprima in Yemen si è accesa la ribellione del Consiglio di Transizione del Sud (STC) sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti contro le autorità centrali di Aden, in lotta con i ribelli Houthi, e in seguito Israele ha riconosciuto, primo Paese al mondo a farlo, l’indipendenza di fatto del Somaliland, Stato secessionista dalla Somalia da quasi 35 anni.
Parliamo di manovre che segnalano la volontà di Abu Dhabi e di Tel Aviv di alzare l’asticella nel confronto regionale con avversari e Paesi osservatori delle dinamiche mediorientali. Entrambi i Paesi vogliono mandare un messaggio alla Turchia, attore dinamico attivo nel quadrante tra Mar Rosso e Africa, ma anche controbilanciare l’assertività dell’Arabia Saudita. Quest’ultima, confinante con lo Yemen, ha però frenato le ambizioni dell’Stc iniziando a fine dicembre 2025 una vasta campagna di bombardamenti che hanno colpito anche i trasporti armi degli Emirati, alleati di Riad con cui si è sfiorato lo scontro, e smantellando buona parte della presenza sul terreno dei secessionisti. L’ombra della guerra è però tornato sul piccolo Stato della penisola arabica. In Somalia il governo di Mogadiscio ha invece minacciato manovre militari contro il Somaliland e ha fatto appello alla Turchia, che da Cipro alla Siria si guarda in cagnesco con Israele su più fronti.
Non sarà un 2026 di riposo quel che si preannuncia per il Grande Medio Oriente.