«Le potenze medie devono agire insieme, perché se non sei al tavolo, sei nel menu»: il premier canadese Mark Carney ha scosso la platea del Forum di Davos il 20 gennaio scorso parlando apertamente del collasso dell’ordine internazionale post-Guerra Fredda e presentando con toni cupi gli scenari globali in cui il mondo si muove. Un discorso contro l’egemonia delle potenze globali con postura imperiale, un manifesto a sostegno del libero mercato in tempi di chiusure e rotture, un richiamo all’azione: non c’è dubbio che il discorso dell’ex banchiere centrale di Canada e Regno Unito sia stato di spessore e meritevole di attenzione.
«Non dovremmo permettere che l’ascesa dell’hard power ci renda ciechi al fatto che il potere della legittimità, dell’integrità e delle regole rimarrà forte, se scegliamo di esercitarli insieme», ha detto Carney, rivendicando la necessità di «smettere di invocare un ordine internazionale basato su regole come se funzionasse ancora come pubblicizzato. Chiamatelo con il suo nome: un sistema di intensificazione della rivalità tra grandi potenze, in cui i più potenti perseguono i propri interessi, usando l’integrazione economica come coercizione».
Per Carney, bisogna muoversi nelle intersezioni della nuova Guerra Fredda e rinnegare ogni nazionalismo di retroguardia perché «la diversificazione a livello internazionale non è solo prudenza economica, ma è una base materiale per una politica estera onesta». Lo scenario tracciato è quello di un mondo potenzialmente anarchico in cui le potenze prive di raggio d’azione globale devono sommare le forze e integrarsi vicendevolmente per reagire alle buriane della globalizzazione. In tempi di dazi, coercizione economica, rotture di mercato una chiave di lettura importante per un Paese che ha dalla sua la capacità di aver siglato accordi commerciali che aprono a 1,5 miliardi di consumatori la porta dei beni di Ottawa e una posizione da membro del G7 che lo mantiene pienamente integrato nell’Occidente dove oggi risulta sempre più incerto il ruolo degli Usa.
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