L’alleanza tra Stati Uniti, Unione Europea e Giappone per una comune governance delle forniture di metalli critici e terre rare è realtà e Donald Trump prova a riavvicinare l’Occidente dopo averlo a lungo diviso nel mese di gennaio. L’accordo siglato la scorsa settimana dai Paesi alleati del G7, dall’UE e da altri partner occidentali apre all’alleanza tra Stati che si definiscono like-minded nella visione dell’economia e del commercio internazionale in materia di approvvigionamenti di asset decisivi per l’industria, la manifattura tecnologica, lo sviluppo dei settori dominanti dell’economia innovativa. Si svilupperanno memorandum per andare nei Paesi produttori a costruire filiere di approvvigionamento comuni, sviluppare progetti minerari convergenti, stoccare asset decisivi in depositi comuni, costruire una riserva capace di far resistere i Paesi del blocco occidentale alla buriana delle crisi globali.
Esiste un avversario critico e si chiama Cina, Paese decisivo per la raffinazione e il controllo delle filiere tecnologiche dominanti, nei cui confronti si sta strutturando una politica di contenimento e contrasto che parte da un presupposto tutto da definire: quello, cioè, dell’inviolabile unità dell’Occidente geopolitico di fronte alla sfida di Pechino, sempre più dominante in molti ambiti della manifattura globale. Le aziende dell’auto elettrica cinese bypassano dazi, barriere commerciali, sussidi occidentali e aumentano del 70% in 5 anni la loro quota sul mercato globale. Le big tech del Dragone sfidano i colossi Usa. Molti settori dell’industria di base europea rischiano di essere spazzati via dall’efficienza e dalla qualità cinese. La Spada di Damocle della Cina pende sull’economia globale e Pechino deve, piuttosto, fare attenzione a non stravincere: 1.000 miliardi di dollari di surplus commerciale nel 2025 parlano chiaro. L’assioma di Usa, Ue e Giappone è la necessità di far fronte comune contro la Repubblica Popolare: ma l’America saprà rispettare i termini dell’accordo? O cercherà di portare competenze e fondi degli alleati al servizio del suo progetto nazionale? Come stanno assieme il piano di investimento sui metalli critici e i dazi? Le incognite restano. E risolverle sarà vitale per decidere le rotte future dell’ordine economico internazionale.
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