Le Olimpiadi di Milano-Cortina si sono concluse e i Giochi Invernali hanno lasciato l’inevitabile strascico politico che ormai accompagna puntualmente i grandi eventi sportivi internazionali. Niente “tregua olimpica”, anzi: lo scenario ha presentato una volta di più un contesto di grande competizione e politicizzazione di dinamiche complesse per l’immagine dei Paesi. L’aspetto sportivo dominante è stato in parte oscurato da queste tendenze, che si sono viste già alla vigilia dei Giochi, con le polemiche per la partecipazione di una ridotta pattuglia di atleti israeliani, alcuni dei quali accusati di aver servito nell’Israel Defense Foce a Gaza o di aver attivamente sostenuto il genocidio dei palestinesi. Fatto, questo, che ha portato ad accuse di doppio standard: se gli atleti russi sono stati esclusi dal partecipare con la propria bandiera, è legittimo che lo abbiano fatto quelli israeliani? La domanda inficia ogni discussione sullo sport organizzato, tanto che in altri contesti, come quello della FIFA guidato da Gianni Infantino, stretto alleato del presidente Usa Donald Trump, la strategia sembra tendere a premiare il reintegro di Mosca mantenendo al contempo Tel Aviv.

Ma non finisce qui. Una duplice polemica ha riguardato l’Ucraina: in particolare, al pilota di skeleton Vladyslav Heraskevych non è stato permesso di partecipare a Milano Cortina 2026 dopo il suo rifiuto di aderire a delle norme che gli avrebbero imposto di non utilizzare un casco rappresentante i volti di decine di soldati caduti nella guerra contro l’invasione russa, che celebra oggi il quarto anniversario. Kristy Coventry, presidente del Comitato Olimpico Internazionale, ha in questo caso applicato la norma alla lettera, suscitando polemiche da parte dello stesso presidente Volodymyr Zelensky, che inoltre ha aperto il fronte delle Paralimpiadi, dove 6 atleti russi e 4 bielorussi potranno partecipare con la rispettiva bandiera nazionale. Decisione nota da tempo, almeno da settembre, ma che ha suscitato la rabbia di Kiev, dell’Estonia e della Polonia, che hanno decretato il boicottaggio della cerimonia d’apertura.

“Politica”, anche se su scala minore, la sfida per la finale dell’hockey su ghiaccio che ha chiuso i Giochi. Gli Usa hanno battuto 2-1 il Canada, vincendo l’oro dopo 46 anni e celebrando, con tanto di post dell’account ufficiale della Casa Bianca, con toni trionfalistici. Come a mandare un messaggio circa la volontà di mantenere la superiorità su un vicino settentrionale che sempre più manifesta sentimenti autonomisti.