Il Messico è caduto nel caos dopo la pesante offensiva delle forze di sicurezza nello Stato di Jalisco che il 22 febbraio ha portato all’eliminazione del leader del potente cartello Jalisco New Generation, Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, “El Mencho”, decapitando quello che era diventato il più potente gruppo operante nel traffico della droga nel Paese. El Mencho era un efferato assassino, celebre assieme al cartello di Jalisco per i video in cui i suoi uomini eliminavano brutalmente nemici o sospetti traditori con metodi di esecuzione degni dei più efferati gruppi terroristici, capace di trasformare il cartello, rimpinguato di molti ex membri del personale di sicurezza messicano, in un’organizzazione capace di controllare territori, gestire traffici internazionali, rispondere alle pressioni securitarie esterne. Jalisco è stato il motore propulsivo del narcotraffico dopo la caduta del Cartello di Sinaloa e il declino di Las Zetas. L’attacco subito ha portato alla risposta brutale dei narcos e a scene di battaglia urbana a Gudalajara, principale città dello Stato di Jalisco.
Lo scenario parla di un Paese estremamente fragile e in cui, nonostante i successi delle ultime giornate e l’eliminazione di El Mencho, il profilo securitario rimane incerto. L’offensiva contro Jalisco ha portato a 26 morti, compresi 7 membri delle forze di sicurezza messicane, e il controllo del territorio conteso ai narcos rimane tutto da decifrare. Con il Mondiale di Calcio in programma tra pochi mesi, e Guadalajara tra le città candidate a ospitare delle partite, un grande dilemma sull’immagine internazionale del Paese rimane pendente.