La Terza guerra del Golfo è oltre l’Iran, tocca la regione mediorientale intera e lambisce Mediterraneo, Nato e Unione Europea. Il coinvolgimento nel conflitto di Libano e Cipro parla chiaro: questa non è solo una guerra all’Iran o per l’Iran. Ma un conflitto che sta ridisegnando degli assetti regionali a 360 gradi. Il Libano è stato trascinato nell’orbita della guerra perché Hezbollah, la milizia sciita controllata dall’Iran, ha lanciato attacchi contro Israele, con cui dal novembre 2024 è in vigore un cessate il fuoco sovente violato da Tel Aviv, con missili e razzi nella giornata del 2 marzo. Israele ha risposto con durezza bombardando Beirut e il Sud del Libano, colpendo gli asset del Partito di Dio, avanzando nella parte meridionale del Paese con unità di fanteria e forze speciali. Oltre 200 i morti nel Paese dei Cedri, tornato nuovamente sul fronte. La “profezia di pace” evocata due mesi fa da Papa Leone XIV è stata infranta dalle bombe di Israele e dall’afflato militarista di Hezbollah, mentre le istituzioni civili di Beirut chiedono pace e tregua.
Parimenti, da sottolineare che a Cipro in diversi casi dei missili sono stati abbattuti o dalle navi della Nato incrocianti nel Mediterraneo orientale o dai caccia della Royal Air Force britannica schierati nella base di Akrotiri che risponde alla sovranità di Londra. Il governo britannico espande fino alla Giordania le sue operazioni di controllo e coordinamento della risposta ai missili iraniani lanciati nella regione, e si può dire che con il coinvolgimento di Cipro e Akrotiri Ue e Nato siano sostanzialmente sfiorate dalla guerra. Da qui la decisione del presidente francese Emmanuel Macron di inviare navi e caccia nella regione per sostenere la difesa di Cipro e di spedire blindati e munizionamento a Beirut per puntellare le forze armate libanesi. In retroguardia, ma anche i Paesi europei si muovono. E non potrebbe essere altrimenti visto le ripercussioni globali del conflitto.