Non è benefica per l’immagine dell’America la condotta tenuta da Washington nei confronti di Cuba, Paese sotto pressante assedio americano che, dal 3 gennaio scorso, ha potuto ricevere un unico carico di petrolio dalla Russia, il 31 marzo scorso. Una petroliera sgusciata dalle sanzioni americane, alleviate per gli effetti globali della guerra all’Iran, ha raggiunto Cuba portando 700mila barili di greggio, sufficienti per dieci giorni di consumi e per dare un po’ di respiro a un Paese sotto assedio. Dopo il cambio di governo in Venezuela e lo stop alle forniture economiche di Caracas, Cuba vive una crisi energetica accelerata dall’embargo statunitense.
Donald Trump e il Segretario di Stato Marco Rubio puntano a ottenere una vittoria politica rovesciando un regime socialista in aperta crisi: al potere dal 1959, da 64 anni opposto agli Usa che applicano a Cuba il durissimo embargo commerciale, il governo oggi guidato dal presidente Miguel Diaz-Canel ha sicuramente mancato, soprattutto nell’era in cui a guidarlo furono Fidel e Raul Castro, l’opportunità di modernizzare il Paese e oggi sconta il dilemma di trovarsi a capo di un Paese fragilissimo. Ma, al netto del giudizio storico sul socialismo cubano e le sue storture, sarebbe difficile pensare a L’Avana come alla fonte di una minaccia di qualche tipo alla sicurezza nazionale statunitense, anche perché pure la presenza dei rivali di Washington in loco, dalla Cina alla Russia, è estremamente limitata.
Washington cerca una vittoria facile e la cerca, di fatto, sulla pelle di Cuba prima ancora che del suo regime. L’embargo energetico e commerciale sta gradualmente affamando il Paese, in cui oggi ad essere sotto assedio è la sanità, storico fiore all’occhiello del regime. Un’inchiesta del New York Times parla di ospedali senza alimentazione, dialisi e chemioterapie rallentate, infermieri e medici impossibilitati a raggiungere i nosocomi per carenza di benzina, medici cubani all’estero nel mirino Usa che fanno pressione sui governi latinoamericani perché li espellano, mortalità in aumento. Difficile vedere obiettivi geopolitici in una resa dei conti molto ideologica tra gli Usa e quello che Washington percepisce come un relitto della Guerra Fredda, tanto potente come simbolo quanto debole effettivamente.