In Danimarca Mette Frederiksen spinge apertamente sull’agenda anti-Trump, ma, assieme a lei, fanno tutti i partiti di Copenaghen indignati per l’affare Groenlandia, da destra a sinistra. In Spagna, Pedro Sanchez si propone come l’alfiere della sovranità nazionale ed europea, da sinistra, contro l’istinto guerresco di Washington e di Israele contro l’Iran e il coinvolgimento europeo nella Terza guerra del Golfo. In Ungheria, Peter Magyar indica nella vicinanza tra il primo ministro Viktor Orban e gli Usa di Trump un problema per Budapest e per l’Europa. Perfino in Italia, uno dei Paesi dalla classe dirigente storicamente più filostatunitense d’Europa, l’opposizione critica Giorgia Meloni perché ritenuta troppo appiattita su The Donald.

Il Trump 2.0 sta provocando un effetto sismico sui rapporti euro-atlantici e, in particolare, nelle opinioni pubbliche europee l’impopolarità del presidente statunitense è tale che molti leader politici, di governo e di opposizione, stanno mirando a posizionarsi in alterità alle sue politiche e alla sua immagine con l’obiettivo di ottenere vantaggi di vario tipo: elettorali, d’immagine, pratici. Politiche impensabili per qualunque altra amministrazione, perlomeno con tale intensità, ma che raccontano di una frattura transatlantica al tempo stesso narrativa e strategica. Per l’Europa, questo è un dato da non sottovalutare, ma che deve parimenti essere letto alla luce del fatto che c’è il rischio che, nel quadro della ridefinizione dei rapporti con gli Usa, il primo elemento prevalga sul secondo e ogni progettualità geopolitica volta ad affermare il ruolo globale del Vecchio Continente si scontri, in futuro, con l’evoluzione interna della politica americana. Il milieu in cui si inserisce Trump è stato battuto da molti suoi predecessori, per i quali l’Ue non è più il focus primario delle alleanze o un partner paritetico. E questo, forse, The Donald ha perfino il pregio di esplicitarlo. Pensare che basti rimuovere il trumpismo per far tornare indietro le lancette della storia sarebbe ingenuo. Attrezzarsi per un mondo che sarà sempre meno americano sarà invece una necessità operativa.