Dalla mezzanotte di 17 aprile è in vigore un cessate il fuoco di 10 giorni tra Israele e Libano, dopo che all’ombra della Terza guerra del Golfo è iniziata la spirale di violenze nel Paese dei Cedri che ha provocato 2mila morti in un mese, devastato lo Stato levantino e portato nuovamente allo scontro Tel Aviv e i miliziani sciiti di Hezbollah, entrati in guerra a fianco dell’Iran dopo un anno e mezzo di cessate il fuoco spesso violato dallo Stato Ebraico. Donald Trump, presidente Usa, ha dichiarato che ha “costretto” Israele a sospendere gli attacchi al Libano anche con l’obiettivo di spingere alla concretezza i negoziati con l’Iran, che del resto ha annunciato la riapertura dello Stretto di Hormuz dopo che tra Tel Aviv e Beirut i dialoghi di Washington, i più alti in termini di delegazioni dal 1983, sono arrivati a concretezza.
L’operazione “Oscurità Eterna” con cui l’8 aprile Israele ha martellato il Libano, uccidendo oltre 200 persone in attacchi aerei e missilistici, ha rischiato di trascinare il Paese dei Cedri in una nuova spirale bellica profonda e drammatica. Washington ha riunito gli ambasciatori di Israele e Libano negli Usa per concordare un abboccamento capace di ricucire gli strappi e portare ordine in un contesto frammentato. Il tracollo del Libano avrebbe significato lo sprofondamento del Medio Oriente in un ciclo di violenze e il pregiudizio di ogni speranza di pace per l’Iran, legato a doppio filo al Paese dei Cedri.
In tal senso, la volontà statunitense di porre fine ai cicli di guerre infinite del Medio Oriente dopo aver subito uno scacco in Iran e di non aggravare la conta dei danni ha prevalso, nel breve periodo, sulla spinta dell’esecutivo israeliano di Benjamin Netanyahu, non ostile a chiudere i conti con i nemici regionali dello Stato Ebraico in assenza di risultati strategici decisivi. Abbiamo dunque un Libano pacificato in una trattativa per il cessate il fuoco che non riguarda Hezbollah e un Iran dove si tratta senza che sia presente ai negoziati Israele. Dando dunque ai sabotatori una carta da giocare su entrambi i fronti negoziali, assai precari nonostante le aspettative.