«L’adesione all’Unione Europea è una strategia di sopravvivenza per la Moldavia», ha detto il 29 aprile scorso a Le Monde la presidente Maia Sandu, indicando il 2030 come obiettivo per l’ingresso di Chisinau nel blocco. Obiettivo complesso e articolato, per il quale servirebbe firmare entro il 2028 un accordo di associazione che sicuramente avrebbe il suo ruolo nello stabilizzare una frontiera esterna dell’Europa a Ventisette ma che parimenti necessiterebbe di garanzie sulla stabilità politica, sociale ed economica della repubblica ex sovietica che ad oggi non si vedono pienamente.
A Sandu è attribuita, apocrifa, un’altra dichiarazione, politicamente pregnante: «la via più veloce per portare la Moldavia in Ue sarebbe l’annessione alla Romania». Parole che fanno il pari con una dichiarazione fatta a gennaio proprio dalla leader liberale della Moldavia, che ha detto che voterebbe a favore di un eventuale referendum per l’annessione del suo Paese al grande vicino con cui la accomunano lingua, storia e vissuti comuni.
La Moldavia fu annessa alla Romania nel 1918 assieme alla Transilvania, completando quella che a Bucarest celebrano come Unirea, la conquista della sovranità sull’intero territorio abitato dai rumenofoni, salvo poi essere amputata al Paese dall’Unione Sovietica di Stalin nel 1940. Da allora i destini dei due Paesi sono divisi e in Moldavia ci si divide tra chi cerca di rivendicare un’identità nazionale propria, complice la ricca ed eterogenea complessità sociale dello Stato e la presenza dell’autonomismo della Gagauzia e del separatismo transnistriano, e chi invece parla di un destino comune con Bucarest. Ironia della sorte, la secessionista Transnistria, abitata da una maggioranza relativa di russi, chiama “moldavo” la lingua nazionale che invece il governo di Chisinau riconosce come “romeno” senza evidenziare differenze con l’idioma parlato oltre il Fiume Prut.
“Il presidente rumeno Nicușor Dan ha ribadito il 29 aprile che la posizione della Romania su una possibile riunificazione con la Moldavia rimane invariata: intervenendo al termine del Forum economico dell’Iniziativa dei Tre Mari a Dubrovnik ha sottolineato che Bucarest continua a rispettare il quadro politico stabilito nel 2018, quando il Parlamento rumeno ha votato all’unanimità a favore della riunificazione qualora i cittadini moldavi esprimessero tale desiderio attraverso mezzi democratici”, nota Eu Alive.
Le formule con cui un’eventuale unificazione potrebbe verificarsi sono molte. Il primo presidente moldavo Mircea Snegur proponeva la formula confederale “un popolo, due stati”; altre opzioni prevedono scambi di territori tra uno Stato unitario e l’Ucraina per far combaciare le linee etniche e idiomatiche. Il vero dato è sul come ciò si potrebbe accadere. Ad oggi la maggioranza dei romeni sostiene l’Unirea 2.0, quella dei moldavi no, pur essendo parimenti a favore della svolta europea del Paese. Per la Moldavia, dunque, l’Ue è un obiettivo condiviso. Ma dopo decenni di dominazione sovietica e di fronte all’esempio della guerra d’Ucraina e della sua lezione “risorgimentale” per il Paese invaso, per molti moldavi entrare in Europa non vale la pena della rinuncia al proprio piccolo Stato.