Per decenni, il salario è stato l’unica informazione assente dal processo di selezione, nota al datore di lavoro, spesso ignota al candidato fino alla fine. Le nuove regole europee sulla trasparenza retributiva cambiano questa asimmetria, con effetti concreti su tutti i datori di lavoro.
La novità più immediata è l’obbligo di indicare la retribuzione o la fascia salariale già nell’annuncio di lavoro o prima del colloquio. Parallelamente, viene vietato chiedere ai candidati la storia retributiva precedente.
All’interno dell’azienda, i dipendenti potranno richiedere informazioni sulla propria retribuzione e sulle medie salariali per categoria, disaggregate per genere. Per le aziende sopra i 100 dipendenti scatta inoltre l’obbligo di pubblicare il divario retributivo tra uomini e donne e, se supera il 5% senza giustificazione, di avviare una valutazione formale.
Sul fronte dei contenziosi, l’onere della prova si sposta sul datore di lavoro: in caso di contestazione, sarà l’azienda a dover dimostrare l’assenza di discriminazione. Un cambiamento che rende la gestione trasparente delle retribuzioni non solo una buona pratica, ma una necessità concreta.
L’Italia è tra i pochi Paesi ad aver recepito la direttiva puntualmente entro il 7 giugno 2026, gli obblighi sono quindi già operativi per le imprese italiane.