L’applicazione dell’intelligenza artificiale nelle aziende bresciane avanza in maniera frastagliata. Se da un lato l’interesse per le opportunità che può generare sia crescente, il livello generale di digitalizzazione sconta ancora consistenti ritardi. Questi alcuni dei risultati dell’analisi sul livello di permeazione dell’IA nel tessuto produttivo condotta dal Centro Studi di Confapi Brescia su un campione di cento aziende associate. «L’idea di condurre questa indagine nasceva da un’esigenza precisa: avere piena contezza dello stato dell’arte dell’innovazione all’interno del nostro sistema produttivo, anche a seguito delle iniziative che, nel tempo, stiamo organizzando – afferma il presidente Pierluigi Cordua -. Per continuare ad accompagnare le imprese in questo percorso, serviva, infatti, fotografare i punti di forza e le aree di fragilità».

Dallo studio emerge come il livello di digitalizzazione del sistema-Brescia sia ancora medio-basso: poco meno di due imprese su tre, complessivamente, danno affidabilità parziale (54%) o bassa (10%) ai propri dati, a fronte di un 27% che vi dà alta fiducia. Si conta un residuo 9% che ancora non raccoglie dati di processo o non li analizza. Il 15% delle intervistate dichiara di non conoscere le applicazioni dell’IA o di farlo in maniera parziale (30%) o bassa (37%). Poco meno di due aziende su dieci (18%) rivendicano, al contrario, un’elevata conoscenza della tecnologia ed è l’assenza di competenze specifiche interne (38%) la principale ragione del mancato utilizzo. E ancora, è in sostanziale equilibrio il rapporto tra chi ha implementato l’IA in ambito aziendale (52%) e chi non lo ha fatto (48%), ma il 43% di questi ultimi dichiara di avere in programma di farlo nel prossimo futuro. Tre aziende utilizzatrici su quattro (73%) utilizzano l’IA per ottimizzare i processi, il 54% la ritiene un mezzo di riduzione degli sprechi e quote significative (44% e 39%) vi si rivolgono per analisi dati e controllo di gestione. Minore (12%) la quota di chi la applica per ricerca e sviluppo o definizione dei KPI (15%). Nelle PMI bresciane, l’IA è prevalentemente impiegata nei settori della comunicazione e della segreteria: l’80% vi ha delegato la redazione di testi, il 71% la revisione di bozze, il 63% la scrittura delle e-mail e le traduzioni, il 51% la creazione di contenuti social e il 49% la realizzazione di immagini. Più contenuto il numero di aziende che dichiara di aver affidato all’IA l’analisi contrattuale (37%), l’analisi delle campagne (20%), il controllo di gestione (17%) o la realizzazione di bandi (10%). Ma chi la usa, evidenzia soddisfazione: i trequarti del totale dichiarano che queste tecnologie hanno aumentato la produttività nel complesso. Risibile (5%) la quota di chi afferma il contrario e il 20%, per ora, non è in grado di trarre conclusioni. Nello specifico, l’IA ha aumentato la qualità del lavoro (66%), abbatte i tempi di esecuzione (61%), contiene gli errori umani (51%), ottimizza i processi (34%) e migliora le competenze delle maestranze (32%). I rischi percepiti dagli imprenditori sono connessi alla cybersicurezza (50%), alla potenziale emersione di truffe, manipolazioni e deepfake (41%), alla possibile inesattezza delle informazioni (26%), dalla sostenibilità economica di tali applicazioni (29%). Solo un’azienda su 10 teme, invece, che l’IA imporrà tagli del personale. Per gli scenari futuri, il 47% delle imprese ritiene che l’IA aumenterà produttività e lavoro mentre solo il 6% teme che possa soppiantare l’uomo nel governo dell’economia e il 3% che non sarà una trasformazione rivoluzionaria. Il 44%, invece, pensa che impatterà profondamente sulle scelte umane nella gestione del lavoro e dell’economia.

«I numeri dell’indagine evidenziano una realtà a due velocità: da un lato l’entusiasmo di chi già applica l’intelligenza artificiale, riscontrando un balzo evidente nella produttività e nella qualità del lavoro; dall’altro un ritardo strutturale che non possiamo ignorare – descrive il presidente Cordua -. Se oltre il 60% delle nostre imprese mostra riserve sull’affidabilità dei propri dati e quasi quattro su dieci indicano la carenza di competenze interne come primo freno, è evidente dove dobbiamo intervenire. L’IA non è un fenomeno transitorio, ma è un motore concreto di cambiamento industriale e come ogni accelerazione tecnologica porta con sé insidie complesse. Per questo Confapi Brescia è al fianco delle aziende non solo per coglierne le opportunità, ma anche per guidarle nella piena comprensione e gestione dei rischi. Il nostro compito è, pertanto, contribuire a colmare il divario formativo per poter beneficiare dei vantaggi della tecnologia che evolva dalla semplice automazione d’ufficio a un governo consapevole, sicuro e strategico di questi strumenti nei processi e nell’organizzazione».

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