La Spagna va al voto anticipato e non solo si giocherà il futuro del governo e di Pedro Sanchez, ma si capiranno almeno tre dinamiche importanti per l’Europa che verrà. Il 29 novembre Madrid vedrà il rinnovo del Parlamento. Dal 2015 una legislatura non arriva alla naturale conclusione. In questo caso, Sanchez ha posto anticipatamente fine all’attuale fase dopo la bocciatura di due decreti sulla casa e il caro-affitti che erano stati proposti dal governo al Parlamento dopo l’indignazione per lo sfratto di Maricarmen Abascal, una donna di 87 anni (morta nella giornata del 7 ottobre) che era stata cacciata dalla sua abitazione a seguito dell’aumento dell’affitto da parte del fondo che ne aveva ottenuto la proprietà, salvo poi fare dietrofront.
E questo è il primo tema fondamentale da capire: quanto peserà nel voto spagnolo e in quelli europei di domani il tema dell’abitare? E ancora, quanto, in generale, la questione del costo della vita è destinata a essere rilevante in una democrazia come quella iberica rispetto ad altre, come quelle connesse alla crisi di Ceuta e alle sue ricadute securitarie e identitarie, che a destra hanno spinto la critica della destra del Partito Popolare e di Vox? Si tratta di un dualismo che vediamo anche nel resto d’Europa: in Germania l’insicurezza sociale fa volare AFD, ma a Berlino la sinistra della Linke ha vinto promuovendo un’aggressiva campagna critica della crisi abitativa e della sua gestione. In Francia, la destra promuove ordine pubblico e sicurezza, Jean-Luc Mélenchon e la sinistra della France Insoumise sono al fianco degli studenti in piazza.
In secondo luogo, bisognerà comprendere quanto una democrazia, dove i partiti tradizionali hanno storicamente tenuto, riuscirà a resistere attorno all’asse delle due formazioni maggiori di fronte alle spinte radicali. Anche nei sondaggi attuali, i Socialisti di Sanchez e gli avversari Popolari di Alberto Nunez Feijoo, primi nelle rilevazioni, superano il 60% dei voti totali e devono capire come rapportarsi, rispettivamente, al Frente Amplio progressista e ai nazionalisti di Vox, partner attuali (i primi) e potenziali (questi ultimi) delle coalizioni di governo rispettivamente operativa oggi e data per papabile per il post-voto. Un tema chiave anche per gli equilibri europei, dove spesso sono le frange radicali a trainare.
Infine, c’è in gioco un posizionamento di politica estera non secondario a livello comunitario. Un risultato positivo di Vox potrebbe influenzare un governo di destra di coalizione verso gli Usa e Israele, il PP potrebbe essere chiamato a dover bilanciare vocazione atlantica e spinta europeista mentre Sanchez, ricorda El Pais, vede la sua partita intrecciata a quella dei Dem americani e del brasiliano Lula per capire che spazio d’azione c’è per una sinistra internazionale sempre più frammentata. All’apertura di un ciclo di voti che toccherà, nel prossimo anno, Francia, Italia, Polonia e Grecia nella sola Unione Europea, dunque, l’elezione spagnola metterà, già di per sé, molta carne al fuoco.
Fonti
- https://elpais.com/espana/2026-10-05/sanchez-adelanta-las-elecciones-al-29-de-noviembre-necesitamos-una-mayoria-progresista-mucho-mas-amplia.html
- https://www.theguardian.com/world/2026/oct/07/maria-del-carmen-abascal-spain-housing-protests-dies
- https://www.democrata.es/it/elezione-generali-in-spagna/pedro-sanchez-alle-urne-dai-85-seggi-del-2016-al-suo-record-di-voti-nel-2023/
- https://elpais.com/espana/elecciones-generales/2026-10-12/feijoo-toca-a-rebato-y-pide-a-los-barones-movilizacion-maxima.html
- https://www.lavanguardia.com/politica/20261012/11656673/ceuta-vacia-ultimo-gran-asentamiento-marroquies-48-horas-llegada-reyes.html