Wang Yi dai Talebani. La Cina vuole far affari con l’Afghanistan nonostante i suoi leader
C’è un’immagine di un meeting diplomatico che racconta molto più di tanti documenti e comunicati. Parliamo dell’incontro avvenuto il 20 agosto a Kabul tra Wang Yi, ministro degli Esteri cinese, e l’omologo afghano Amir Khan Muttaqi, esponente del governo dei Talebani che da quattro anni ha in mano il Paese.

Fonte foto Ministero degli Esteri Afghanistan – Rilanciata da AFP
Diffusa dal governo talebano, la foto racconta uno spaccato di mondo: Wang in abiti formali, Muttaqi nel tradizionale vestito degli Studenti Coranici di etnia pashtun che si sono ripresi l’Afghanistan, in un confronto dove più della forma conta la sostanza. E più delle norme formali del diritto internazionale, che dicono che l’Emirato Islamico dell’Afghanistan dei Talebani è un regime usurpatore e non riconosciuto, conta la concretezza: la Cina condivide un confine con Kabul, sa che il Paese può essere un buco nero e parla coi Talebani. Segni di un mondo che si rimette in moto con logiche poco chiare alle dicotomie occidentali ma che è inevitabile prendere in considerazione.
«La Cina vuole esplorare l’attività mineraria in Afghanistan e far sì che Kabul aderisca formalmente alla Belt and Road Initiative, un imponente piano infrastrutturale che rappresenta un pilastro centrale del progetto del presidente Xi Jinping di espandere l’influenza globale del suo Paese», nota Al Jazeera, aggiungendo che «la Cina è stato il primo Paese a nominare un ambasciatore in Afghanistan sotto il regime dei talebani e ha cercato di rafforzare i legami con il gruppo estremista che ha preso il controllo del Paese dilaniato dalla guerra nel 2021».
Inoltre, «secondo gli analisti, il Paese impoverito, ricco di giacimenti di litio, rame e ferro, potrebbe offrire una grande quantità di risorse minerarie per rafforzare la sicurezza della catena di approvvigionamento di Pechino». Pecunia non olet. In un mondo che cambia queste mosse non destano scandalo: è la scacchiera del potere, su cui si gioca una partita che rifugge il vuoto. E Pechino non intende lasciarne.