L’inizio 2026 è stato decisamente caldo sul fronte delle politiche degli Stati Uniti, che hanno inaugurato una fase di forte assertività politico-militare in America Latina con il raid del 3 gennaio che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro e alla sua sostituzione con la vice Delcy Rodriguez. A ciò è seguito l’annuncio da parte di Donald Trump che Washington avrà un ruolo nel supervisionare il futuro del Paese latinoamericano, che Caracas ha accettato di consegnare da 30 a 50 milioni di barili di petrolio alla superpotenza, che altri Paesi governati da leader socialisti come Nicaragua, Cuba e Colombia potrebbero subire in seguito azioni simili.
Parimenti, Trump ha annunciato la rinnovata pressione sulla Danimarca, alleata nella NATO, per la cessione della Groenlandia. Stephen Miller, vicecapo di gabinetto della Casa Bianca, ha annunciato la strategia americana: chiedere a Copenaghen di farsi indietro e non procedere, però, all’annessione di Nuuk, proponendo allo Stato associato della corona danese un trattato simile a quello che lega agli Usa i piccoli Stati insulari del Pacifico, formalmente indipendenti, ma che accettano di cedere a Washington le intere prerogative securitarie e di politica estera. La mossa, respinta al mittente dai partner europei della NATO, va letta in parallelo alla pressione su Caracas.
Sono due i temi da osservare. In primo luogo, la strategia di sicurezza nazionale americana prevede oggigiorno la primazia della “sicurezza emisferica”. Nelle Americhe, dall’Artico alla Terra del Fuoco, Washington non vuole rivali e proclama la sua sfera d’influenza esclusiva, che non significa affatto apertura alla concessione di analoghi spazi ai rivali. Questa garanzia è la premessa dell’obiettivo dell’accaparramento delle risorse che Washington ritiene vitali per il confronto con la Cina e la Russia. Il petrolio venezuelano è importante perché può dare profondità secolare alla capacità di approvvigionamento americana. La Groenlandia è una miniera coperta dai ghiacci, dalle terre rare al nichel, per diversi prodotti centrali per la filiera tecnologica di frontiera. Si torna al grande gioco delle potenze e nei suoi cortili di casa la prima nazione per forza militare e influenza economica intende muoversi apertamente senza guardare in faccia alleati e nemici.