Cotonou, 7 dicembre. Il tentativo di colpo di Stato militare in Benin, piccolo Paese dell’Africa occidentale, è stato sventato con il contributo decisivo della Nigeria che ha bombardato con i suoi caccia gli insorti che stavano cercando di rovesciare il presidente Patrice Talon.
Una manovra significativa sul piano politico: parliamo del primo tentativo di golpe militare non andato a buon fine da diversi anni e dell’ultimo leader filo-occidentale e vicino alla Francia mantenuto al potere nell’ondata di golpe avviatasi nel 2020 nel continente. Ma questo leader è stato protetto da un importante vicino, non dalle armi di Parigi ormai spuntate o dall’influenza transalpina. Il ruolo di Abuja a sostegno di Talon racconta definitivamente un dato di fatto: la Françafrique, la sfera d’influenza transalpina nelle ex colonie, non esiste più.
Lo hanno confermato diversi dati: anche dopo il fallimento del sostegno dei russi del gruppo Wagner nella lotta ad Al-Qaeda, il Mali assediato dai jihadisti non ha mancato di disconoscere i legami politici e securitari con Parigi, oltre che procedere ad introdurre leggi volte a rimuovere lo studio della storia francese nei programmi scolastici con una giustificazione post-colonialista.
Il Mali è in prima linea in questo processo. «Insieme al Burkina Faso e al Niger, ora anch’essi governati da governi militari sostenuti da mercenari russi, nel settembre 2023 ha formato l’ Alleanza degli Stati del Sahel (AES)», nota Al-Jazeera, ricordando che questi Paesi hanno «reciso i legami con l’ex dominatore coloniale francese, espulso le forze francesi, respinto la missione di pace delle Nazioni Unite e ridisegnato le sue alleanze». Mosse che non è detto restituiscano prosperità e sviluppo, ma danno un’idea chiara di ciò a cui questi Paesi, seppur intrappolati tra molte sfide e vessate da jihadismo e autocrazie interne, non intendono tornare.
Aggiungiamo a questo il caso del Madagascar e il quadro è completo: per l’Africa, la Francia è ormai il passato.