Sanae Takaichi è la prima donna a guidare il Giappone in migliaia di anni di storia e lo farà almeno per i prossimi quattro anni, dopo la vittoria del Partito Liberaldemocratico di orientamento conservatore e nazionalista da lei guidato alle elezioni anticipate dell’8 febbraio. Un voto che rafforza l’agenda della “Lady di Ferro” nipponica, orientata a spingere su riarmo, investimenti pubblici, rilancio dell’orgoglio nazionale e della proiezione geopolitica di Tokyo in tempi incerti.

Dal 711 a.C., quando secondo la tradizione prese il potere nel Paese del Sol Levante l’imperatore Jinmu, primo della dinastia nipponica che fino alla Seconda guerra mondiale rivendicava eredità dalla dea Amaterasu, nessuna donna era stata sulla tolda di comando del Sol Levante. L’impresa di Takaichi è stata triplice. In primo luogo ha scalato i vertici del sistema nipponico, estremamente ostile per lungo tempo all’empowering femminile e legato a tradizionali caste e cordate di potere. In secondo luogo, ha rivitalizzato il Pld, formazione storicamente egemone che dalla sua nascita nel 1955 ha governato per oltre i tre quarti delle occasioni il Paese asiatico. Nel voto, infatti, i conservatori hanno ribaltato il risultato negativo del voto di fine 2024, quando persero la maggioranza assoluta per la prima volta in oltre dieci anni. Infine, Takaichi ha rinnovato la visione di Shinzo Abe, lo storico capo del governo nipponico in sella al potere dal 2012 al 2020 e assassinato a Tokyo nel 2020, che fece di un rinnovato orgoglio nazionale e di un’ambiziosa agenda economica il perno della sua azione.

Il Giappone è tornato. Lo si vede nell’ambiziosa proiezione militare, che interseca anche l’Italia laddove Tokyo e Roma collaborano col Regno Unito al progetto del caccia di sesta generazione Global Combat Air Program. Lo si nota nell’energica politica di sostegno a Taiwan contro le ambizioni cinesi. Lo si nota sul fronte economico, dove i grandi conglomerati, da Toyota a SoftBank, mostrano rinnovate ambizioni globali e la borsa di Tokyo sfida aumenti dei tassi e fine dello storico carry trade che portava gli investitori globali a indebitarsi in yen e comprare nel resto del mondo stabilendo nuovi record. Takaichi ha l’opportunità di rilanciare le ambizioni di un Paese che dopo la Seconda guerra mondiale è stato a lungo sopito. Ma ora si risveglia mentre deve affrontare vincoli non secondari: bassa crescita economica, demografia sfavorevole, alto debito. Questioni tutt’altro che secondarie per un Paese tornato ambizioso.

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