Che fine ha fatto il Venezuela? Lo scoppio della Terza guerra del Golfo pone interrogativi e domande su cosa sarà del Paese latinoamericano a quasi tre mesi dalla cattura di Nicolas Maduro ad opera delle forze armate statunitensi nel raid del 3 gennaio e dell’ascesa di Delcy Rodriguez alla presidenza. Ad oggi, il Venezuela è in una situazione sospesa: la presidente (ad interim, legalmente; di fatto, nella sostanza) ha operato un moderato vento di apertura, garantendo il via libera a una sostanziale amnistia per molti detenuti politici, stimolando la transizione verso l’apertura ai privati dei mercati petroliferi, spingendo per un dialogo con gli Usa di Donald Trump, provando a preservare il regime socialista dopo la decapitazione del suo vertice.
Maduro dovrà apparire in tribunale a New York per il processo che lo vede imputato per narcotraffico nella giornata del 26 marzo davanti alla corte presieduta dal 93enne Alvin Hellerstein, già latore di diverse sentenze criticate da Trump su migranti e limiti ai poteri polizieschi, nella Grande Mela e non solo. E nel frattempo i dubbi di The Donald sul futuro del Venezuela rimangono. Washington ha accettato positivamente, inviando a Caracas il Segretario all’Energia Chris Wright, l’apertura venezuelana sul petrolio. Trump ha riunito le major dell’energia per spingere un piano da 100 miliardi di dollari sul greggio venezuelano.
Big Oil nicchia. Colossi come ExxonMobil hanno visto due volte, nel 1973 e nel 2019, i propri asset espropriati dai cambi politici a Caracas; le europee Eni e Repsol vantano 6 miliardi di crediti non incassati per le sanzioni imposte dagli Usa; Chevron opera già, ma ha una proiezione globale fino al Mediterraneo che non incentiva una spinta ulteriore in direzione del Venezuela. Poi c’è il duplice tema della difficoltà di raffinazione del greggio pesante e bituminoso estratto nei pozzi vicini al Lago Maracaibo e nell’offshore venezuelano, da un lato, e dell’emergente concorrenza del petrolio della Guyana, vicina del Venezuela, dall’altro. Il futuro del Venezuela resta in sospeso. Senza Maduro, il regime resta in piedi. Ma dirlo nell’orbita degli Usa e arruolato nella strategia di Trump sarebbe quantomeno prematuro.