Turchia, Emirati Arabi Uniti, India. Ma anche Armenia, Kirghizistan, Kazakistan. In grande e piccola scala, sono molti i Paesi che stanno divenendo mercati “a doppio standard” nel quadro generalizzato delle sanzioni alla Russia, indurite da 19 pacchetti imposti dall’invasione dell’Ucraina in avanti da parte dell’Unione Europea.
L’ampliamento della pressione sanzionatoria non ha completamente escluso Mosca dai mercati internazionali, come del resto era impossibile che fosse per almeno tre motivi: in primo luogo, le sanzioni non si sostanziano come embargo completo e lasciano fuori molti ambiti critici; in secondo luogo, la Russia ha una profonda integrazione con altri mercati primari a cui l’Europa non può rinunciare. Last but not least, ci sono i Paesi “cerniera”, in cui le aziende possono triangolare senza violare in alcun modo il disegno sanzionatorio e che hanno necessità del prosieguo del commercio con la Russia per ragioni di sopravvivenza economica. «Kirghizistan: +850 per cento. Armenia: +145 per cento. Kazakistan: +100 per cento: queste percentuali monstre indicano l’aumento del valore delle esportazioni di prodotti italiani in rapporto al 2021», ha commentato il quotidiano Domani dando credito a un percorso comune a tutta l’Europa, mentre la Dataroom di Milena Gabanelli per il Corriere della Sera ricorda che anche materiali legati a presunti sistemi d’armamento passa attraverso queste direttrici.
In diversi altri contesti non è questione di politica nazionale, ma di maglie ampie del mercato. Turchia e Emirati Arabi Uniti restano hub importanti, per la logistica e, rispettivamente, per manifattura e finanza e Paesi politicamente pontieri tra Oriente e Occidente in cui la presenza di Mosca è connessa alla mancata imposizione di sanzioni da parte di Ankara e Abu Dhabi. Ancora più complicato il caso indiano, legato ai rapporti storici tra Mosca e Nuova Delhi, che da un lato si è sostanziato tramite il via libera a massicci acquisti di petrolio poi rivenduti in Europa prima della stretta tramite sanzioni secondarie sulle aziende che così operano e tramite l’uso di succursali indiane da parte di aziende che desiderano restare in Russia indirettamente senza violare la legge, come dimostrato da Investigate Europe che ha tracciato l’aumento di spedizioni di questo tipo. La globalizzazione è più stretta per i Paesi coinvolti nella “guerra ibrida” commerciale e tariffaria. Resta a maglie larghe per i mercati a doppio standard. Principio, quest’ultimo, che sembra espressione stessa di un’era dove le regole si applicano a geometria variabile.