Il Regno Unito è un Paese sempre più spaccato dopo che le elezioni locali e regionali del 7 maggio hanno restituito un terremoto politico. Si è trattato di un voto per i consigli locali, le contee e alcuni sindaci in Inghilterra, per il rinnovo dei borough della capitale Londra, per i Parlamenti di Scozia e Galles: non un’elezione politica parlamentare ma sostanzialmente una tornata che ha chiamato alle urne pressoché l’intera collettività britannica, imponendo una pesante sconfitta al primo ministro Keir Starmer e al Partito Laburista, sulla scorta dell’assedio populista in Inghilterra e del boom dei separatisti nelle nazioni celtiche.

Il Reform Uk di Nigel Farage, “architetto” della Brexit dieci anni fa, è stato largamente il primo partito: 26% dei voti, 1.452 seggi guadagnati nei consigli contro una perdita di 1.498 seggi dei Laburisti, una diffusione dal Northumberland alla Cornovaglia e la conquista della maggioranza in 14 contee hanno fatto sbarcare dalla contestazione alle ambizioni di governo gli uomini della destra nazionalista. Da sinistra, fa capolino il boom dei Verdi guidati dal giovane Zach Polanski, che perorano un agenda di “populismo ecologista” e interpretano la battaglia per il clima in forma estremamente barricadera. Prendono il 18% dei voti e sono seconda forza mirando alla stessa base elettorale di Farage: le popolazioni della periferia deindustrializzata e depressa. I Verdi sono il sintomo del populismo oggi dominante in una politica inglese divisa a arcipelaghi: il Labour e lo storico rivale, il Partito Conservatore, si fermano al 17% (per i Tory -563 seggi) e al 16% rimbalzano i Liberaldemocratici, principali nemici della Brexit nel 2016.

In Galles i Laburisti perdono la maggioranza per la prima volta dal 1999 e vince Playd Cymru, formazione progressista e indipendentista guidata da Rhun ap Iorwerth (35% dei voti, 43 seggi su 96), mentre da 0 a 34 fa il boom il Reform e il Labour crolla di 25 punti, prende l’11% e conquista solo 9 seggi, in calo di 21. Stesso discorso in Scozia, dove Starmer nel 2024 alle politiche aveva sorpassato lo Scottish National Party indipendentista, ora tornato sugli scudi, con 58 seggi su 129 contro i 17 laburisti. Lo SNP potrebbe allearsi per governare coi Verdi che, con l’assenso di Polanski, oltre il Vallo d’Adriano sostengono un secondo referendum per l’indipendenza. A giugno saranno dieci anni dalla Brexit. Farage e i Tory dell’ala di Boris Johnson portarono le istanze dell’uscita dall’Unione Europea come leva decisiva per garantire a Londra competitività e prosperità. Un decennio dopo il voto del 23 giugno 2016, però, chi sembra meno coeso è proprio lo UK, oggi più che mai diviso tra populismo, nazionalismo inglese e spinte centrifughe.