Con il via libera della Commissione europea, l’Italia può avviare il suo ambizioso programma di sostegno alle energie rinnovabili: 23 miliardi di euro per aggiungere 37,15 GW di nuova capacità installata entro il 2030, tra solare, eolico, idroelettrico e gas di depurazione.

Il meccanismo scelto, ovvero il two-way CfD (two-way Contract for Difference), funziona come una rete di sicurezza sul prezzo: se il mercato scende sotto una soglia prefissata, lo Stato copre la differenza; se sale, sono le imprese a restituirla. I contratti durano 20 anni, offrendo una stabilità che storicamente è stata uno dei principali ostacoli agli investimenti nel settore.

L’elemento più rilevante per le pmi riguarda gli impianti sotto 1 MW, infatti per questa fascia non è prevista alcuna gara, e il prezzo di riferimento viene fissato direttamente dall’ARERA. Un canale di accesso più semplice, pensato per chi non ha strutture per partecipare a procedure competitive.

Il piano è parte del più ampio Clean Industrial Deal europeo, che punta a ridurre la dipendenza energetica dell’UE e abbassare i prezzi dell’elettricità nel medio periodo, due obiettivi che riguardano direttamente i costi di produzione delle PMI manifatturiere. I dettagli attuativi del bando italiano sono attesi nei prossimi mesi.

Impresa Europa #8 – Sommario

  1. L’UE approva 23 miliardi per le rinnovabili italiane
  2. Sovranità tecnologica: la Commissione europea alza la posta sul digitale
  3. Manodopera qualificata, le PMI europee guardano fuori dall’UE, ma la burocrazia frena
  4. L’UE rafforza il Mercato Unico contro le crisi future
  5. Trasparenza salariale: le nuove regole UE entrano in vigore