Ha fatto molto scalpore la conclusione del G7 di Evian, in Francia, traslatosi a Versailles nella serata di mercoledì 17 giugno per il gala finale, con annessa cena, tra le delegazioni dei big dell’Occidente. Donald Trump ha rubato la scena firmando a distanza l’accordo di armistizio con l’Iran, preludio al negoziato per una pace duratura. Un “happening” che ha attirato l’attenzione dei media e della politica e che si potrebbe sospettare sia stata una polpetta avvelenata rifilata dal padrone di casa, Emmanuel Macron, al leader dell’Occidente spesso avaro di complimenti e ricco di critiche per gli alleati europei. A Versailles, nel 1919, la Germania firmò la pace con l’Intesa dichiarandosi sconfitta, accettando limitazioni della sovranità territoriale e fu chiamata a pagare una riparazione bellica. Oggi Trump canta vittoria, ma l’accordo di tregua con l’Iran sancisce che sarà Teheran, assieme all’Oman, a coordinare la gestione dello Stretto di Hormuz mentre Washington aprirà a un fondo per la ricostruzione del Paese ex nemico da 300 miliardi di dollari. Ebbene, sono questi momenti che danno senso e lustro a eventi come il G7 sul piano politico sostanziale. Eventi che cadono fuori programma e coinvolgono attori esterni. Altrimenti il rischio è quello di ricadere nel cliché dei summit-camere d’eco ove Paesi alleati parlano di temi spesso autoconclusivi senza più poter plasmare cambiamenti sostanziali.
Non è una colpa del formato G7 in sé, ma un risultato del cambiamento strutturale dell’ordine globale. Nel 2000 i Paesi del formato G8, fino al 2014 esteso alla Russia, rappresentavano metà dell’economia mondiale. Oggi col solo G7 siamo al 28%. E, per fare un paragone, il gruppo dei Brics è oggi al 40%. Segno che forum come il G7, anche sul campo dove un tempo erano più forti e decisivi, sono oggi meno risolutivi. Aggiungiamo a ciò il fatto che ormai le questioni decisive difficilmente si risolvono sulla base di consessi ristretti tra alleati allineati. Questo chiama, pertanto, i forum G7 a invitare ospiti esterni come i leader di Brasile, India e Unione Africana presenti a Evian, e la questione della disunione interna all’Occidente, accentuata dal solipsismo di Donald Trump, fa il resto. In tal senso, la scenografia di Versailles la dice lunga: il G7 di Evian sarà ricordato per un evento estemporaneo e fuori programma. Per il resto, nulla di risolutivo. Solo un “direttorio occidentale” che forse ha fatto il suo tempo e meriterebbe d’essere aggiornato.