Il Pakistan ha contribuito non secondariamente alla pace mondiale favorendo la tregua di Versailles siglata ufficialmente il 17 giugno da Donald Trump e, a Teheran, da Masoud Pezeshkian, culmine di un negoziato che era partito dal cessate il fuoco di Islamabad dell’8 aprile. La nazione del Sud Asia si è trovata protagonista di un percorso politico che ha avuto il suo coronamento con la mediazione compiuta dal premier Shehbaz Sharif e dal generalissimo Asim Munir, ma che viene da lontano.

Il Pakistan, infatti, è un Paese spesso silenzioso e più indietro di altri player asiatici sul piano economico-industriale, ma che rappresenta una vera e propria potenza regionale spesso dimenticata. Come mai? Partiamo dal dato più concreto: dal 1999 Islamabad è entrata nel club atomico e possiede armi nucleari, fatto che rappresenta una garanzia di sicurezza nazionale e proiezione diplomatica. Quella pakistana è definita “l’atomica islamica” perché si tratta dell’unico Paese che la possiede con maggioranza della propria popolazione aderente alla Umma. Poi, Islamabad ha una grande tradizione di amicizia con gli Usa: dai tempi del sostegno ai Mujaheddin afghani in lotta con l’Urss (quelli immortalati anche in uno storico film di Rambo) alla guerra al Terrore di George W. Bush, l’ISI, i servizi pakistani, e la Cia hanno collaborato apertamente. Non sono mancati momenti di screzio, specie per l’ambiguità dei legami pakistani coi Talebani, ma negli ultimi anni la situazione è lineare. I generali pakistani sono formati, poi, tra le accademie britanniche e americane e questo alza il loro standing diplomatico e la loro comprensione del contesto occidentale. Munir è un esempio perfetto, amico personale del presidente Usa Donald Trump. Nell’ultimo decennio il Pakistan si è poi molto avvicinato alla Cina per la Nuova via della Seta e il Corridoio Economico CPEC che le collega, con progetti dal valore di oltre 50 miliardi di dollari in cantiere. L’Iran ha poi un rapporto osmotico col vicino, avendo cooperato per la sicurezza nel confinante Balochistan e provvedendo, infine, a lottare assieme narcotraffico e jihadismo. Nel mondo musulmano, poi, la Turchia fornisce armi al Pakistan e l’Arabia Saudita ha ottenuto, nel 2025, l’ombrello atomico di Islamabad a tutela delle infrastrutture energetiche e delle città del Regno delle Spade. Insomma, il Pakistan è un Paese che rimane al centro del mondo. E questo vuol dire essere nelle posizioni migliori per poter fare, davvero, diplomazia.