Ammontano a 80 miliardi di dollari i profitti in un trimestre, pari ad un aumento di nove volte in un anno: i dati di Samsung per il periodo luglio-settembre raccontano non solo di una straordinaria avanzata di mercato, ma anche di una proiezione industriale e tecnologica che ha influssi sulla corsa geopolitica all’intelligenza artificiale.

I dati del colosso sudcoreano sono trainati dal boom di prezzi per le memorie necessarie per alimentare i data center. Quotazioni elevatissime come conseguenza di un costante contesto di scarsità dell’offerta in cui, ricorda il Financial Times, «gli analisti prevedono che la carenza di chip persisterà anche il prossimo anno, con i margini protetti da una quota crescente di contratti di fornitura a lungo termine con aziende di intelligenza artificiale». Samsung non è un caso isolato: player come SK Hynix, concorrente e connazionale sudcoreana di Samsung, e l’americana Micron conoscono cicli di domanda positivi e, ormai da tempo, l’azienda più strategica a livello globale è Nvidia, che progetta i più avanzati chip di memoria che alimentano la potenza di calcolo dell’IA.

Parliamo di filiere strutturate e sistemiche, in cui si confrontano diverse dinamiche. La prima: la scommessa degli elaboratori di grandi modelli è legata al fatto che i grandi investimenti ripagheranno, giustificando così gli enormi ed onerosi progetti cantierati dalle aziende per centri di calcolo. La seconda: la necessità di ottenere forniture da partner strategici e di valore in cui, oltre a principi economici, conta anche lo scenario della sicurezza nazionale, con annessa valenza della nazionalità del fornitore.

I dati di Samsung testimoniano come la fame di tecnologie fondamentali sia, soprattutto negli Usa e in Asia, crescente. Del resto, la Corea del Sud si è unita all’iniziativa Pax Silica guidata proprio da Washington per filiere tra alleati nel settore IA. Last but not least, per ora la corsa all’IA e agli algoritmi di frontiera è soprattutto una partita industriale. Aggiungiamo: la partita industriale con in ballo le cifre, i margini e le prospettive di crescita più ampie in un breve lasso di tempo della storia umana. E, per ora, sta generando risultati importanti per i costruttori dell’hardware, tanto che Samsung ha staccato un dividendo da 400mila dollari per ogni dipendente della divisione memorie del gruppo in seguito alla richiesta dei sindacati in primavera.

Tutto questo crea un sistema in cui, per ora, è ancora difficile capire quanto ampia sarà la portata della rivoluzione IA. La sfida tra modello americano e modello cinese si giocherà anche sulla volontà di far fruttare al meglio gli investimenti: gli Usa e le aziende che trainano il mercato puntano sul potenziamento dei modelli LLM ad alte prestazioni; la Cina mira a usare sistemi “agili”, a minor costo, allenati direttamente sul sistema economico.

Parallelamente, si muove la partita degli approvvigionamenti e delle filiere industriali. I valori in ballo sono multimiliardari e gli investimenti strategici chiamano alla corsa agli algoritmi. L’istituzione di un “telefono rosso” tra Washington e Pechino sullo sviluppo futuro dell’IA e il governo delle emergenze operative che potrebbero emergere, delineato nel recente incontro tra Donald Trump e Xi Jinping, mostra la volontà di far sì che la competizione trovi dei guardrail ben definiti. Nel frattempo, per entrambi i sistemi, la sfida sarà quella di veder l’impatto dell’IA profittevole per l’economia e la sicurezza nazionale. L’entusiasmo industriale dovrà diventare sistemico.

I prossimi anni saranno decisivi per capire chi avrà la meglio, dando al Paese del modello che avrà successo un solido un vantaggio geopolitico e strategico.

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