Domenica 4 ottobre i cittadini brasiliani saranno chiamati alle urne per eleggere il presidente della Repubblica. E lo faranno mentre si approssima la fine del terzo mandato di Luis Inacio Lula da Silva: già presidente dal 2003 al 2011, il leader del Partito dei Lavoratori ha vinto quattro anni fa contro l’uscente Jair Bolsonaro in un’elezione contestata all’ultimo voto. Ora, invece, sfiderà il figlio Flavio Bolsonaro, senatore e erede politico del padre condannato a una lunga reclusione che sta scontando ai domiciliari, per la “Capitol Hill” brasiliana. Secondo le accuse, fu suo un tentativo eversivo contro l’elezione di Lula, culminato nell’assalto dell’8 gennaio 2023 al Palazzo del Planalto, sede della presidenza a Brasilia. Bolsonaro, leader di destra conservatore, nazionalista e liberista, ha guidato il Paese dal 2019 al 2023 e si trova ora agli arresti domiciliari. Il figlio Flavio ne vuole portare avanti il progetto politico in un quadro dall’alto valore per l’America Latina di cui il gigante verdeoro è la prima potenza economica, demografica e geopolitica.
La votazione si inserisce in una partita-chiave per il futuro dell’America Latina contraddistinta dalla crescente attenzione degli Stati Uniti per quella che, un tempo, era la zona d’influenza più prossima di Washington. Con il ritorno di Trump alla Casa Bianca, con l’accesso al Dipartimento di Stato di Marco Rubio, estremamente attento ai dossier latinoamericani, e con l’emersione di una dottrina di sicurezza nazionale desiderosa di partire dall’idea dell’influenza assoluta sul cosiddetto “emisfero occidentale” (le Americhe), l’America Latina è diventata un teatro primario per gli Usa.
Innanzitutto, Washington ha consolidato l’appoggio con i leader ideologicamente più vicini ai presupposti politici dell’amministrazione come Javier Milei e poi ha beneficiato di un ciclo vincente dei candidati conservatori, spesso apertamente sostenuti da Trump e i suoi, in Perù, Cile, Honduras e Colombia. Quella in Brasile è la madre di tutte le elezioni. Sarebbe remoto definire il Brasile un avversario degli Usa, ma ad oggi Lula e il suo governo sono gli unici veri contraltari degli Stati Uniti: il Paese è membro dei BRICS, ha una proiezione diplomatica verso il Sud Globale, mantiene una rete di rapporti economici e diplomatici articolati, ha promosso la conclusione dell’accordo UE-Mercosur nel 2026. Lula poi si oppone all’unilateralismo statunitense e ha criticato il varo dell’Operazione Southern Spear, la campagna anti-narcotraffico di Washington che ha portato ai raid contro le navi attribuite ai cartelli nel Mar dei Caraibi e a operazioni congiunte Usa-Ecuador in quest’ultimo Stato.
«Questo emisfero appartiene a tutti noi», ha scritto Lula in un editoriale pubblicato sul New York Times il 18 gennaio 2026, due settimane dopo l’attacco al Venezuela ordinato da Trump. «È particolarmente preoccupante che tali pratiche vengano inflitte all’America Latina e ai Caraibi», ha aggiunto, sottolineando che «esse portano violenza e instabilità in una parte del mondo che si sforza di raggiungere la pace attraverso la sovrana uguaglianza delle nazioni, il rifiuto dell’uso della forza e la difesa dell’autodeterminazione dei popoli». «È fondamentale che i leader delle grandi potenze comprendano che un mondo di ostilità permanente non è sostenibile» ha dichiarato Lula. Di recente, all’ONU, lo stesso Lula ha criticato il fatto che «le concessioni alla legge del più forte hanno superato ogni limite». Uno scostamento dall’agenda trumpista che fa del Brasile una pesante voce alternativa a un clima in evoluzione diversa negli States. Lo “Scudo delle Americhe”, l’alleanza creata dagli Usa per sostenere le loro operazioni, vede sempre nuovi aderenti nei governi filo-Washington e nel frattempo gli States e Brasilia hanno avuto elementi di confronto.
Gli Usa criticano Pix, il sistema di pagamento utilizzato ampiamente in Brasile e ritenuto alternativo alle piattaforme americane; i dazi contro il gigante latino-americano hanno in passato incluso, da parte di Trump, tra le motivazioni anche il trattamento che il Paese riserverebbe agli oppositori politici, con un occhio strizzato dunque a Bolsonaro senior. Sono note, inoltre, le critiche tra il governo e le autorità giudiziarie del Paese e X, la piattaforma di Elon Musk. Le discussioni politiche tra i due governi sono state complesse negli ultimi mesi, in un coacervo di questioni politiche, diplomatiche, economiche e ideologiche tra i due Stati più rilevanti delle Americhe, chiamati inevitabilmente a cercare un punto di contingenza.
Questo, ad oggi, non si vede. E seppur un endorsement esplicito di Trump a Bolsonaro junior non si sia visto, sono stati in molti, compresi diversi membri del Congresso, a ritenere che l’amministrazione si stia ingerendo con le sue politiche nel gioco politico brasiliano. Già il voto del 2022 tra Lula e Bolsonaro senior fu polarizzato; ora la geopolitica fa il resto. Contribuendo a rendere l’elezione del 4 ottobre uno spartiacque per una regione intera.
OI #65 – Gli articoli
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Fonti
- https://www.brasildefato.com.br/2025/11/10/celac-illegal-interventions-says-lula-as-he-criticizes-military-actions-in-the-caribbean-and-venezuela/
- https://ielp.worldtradelaw.net/2026/08/is-brazils-pix-payment-system-an-unfair-trade-practice/
- https://www.nytimes.com/2026/01/18/opinion/lula-venezuela-trump.html
- https://www.theguardian.com/world/2025/sep/09/brazil-jair-bolsonaro-trial
- https://www.cdt.ch/news/lo-scontro-tra-elon-musk-e-il-giudice-de-moraes-per-il-blocco-di-x-in-brasile-rendero-noti-tutti-i-tuoi-crimini-361892
- https://www.pbs.org/newshour/world/brazils-lula-warns-against-foreign-interference-in-elections-urges-leaders-to-respond-to-global-conflicts
- https://www.estadao.com.br/economia/ministros-de-lula-vao-aproveitar-reuniao-do-g-20-para-nova-discussao-com-governo-trump/
- https://ramirez.house.gov/media/press-releases/ramirez-jayapal-and-garcia-urge-trump-administration-respect-brazils-electoral