L’ascesa di Alternative für Deutschland a primo partito in due Lander tedeschi (Sassonia-Anhalt e Meclemburgo-Pomerania Anteriore) in voti tenutisi a settembre, il sorpasso sull’Unione Cristiano-Democratica (Cdu) del cancelliere Friedrich Merz e la crisi strutturale del governo di Berlino, ben descritta in una consigliata video-analisi di Limes, hanno ridisegnato la politica nella Locomotiva d’Europa e possono rappresentare un fattore strategico per tutta l’Unione Europea. Afd non è solo un partito sovranista come altri: è un partito che chiede una netta rottura col posizionamento tedesco in Europa e con l’agenda seguita finora da Berlino ed è sostenuto, politicamente, da attori che hanno mostrato attivamente capacità d’influenza sui mondi nazionalisti comunitari e contro ogni prospettiva d’integrazione dell’Ue.

Alla leader Alice Weidel si è spesso accostato il mondo dei tecno-oligarchi americani, come Elon Musk, il quale ha detto, prima del voto politico del 2025, che «solo Afd può salvare la Germania». In un dialogo a distanza con Weidel stessa la quale, respingendo le accuse di nostalgie filonaziste, di Adolf Hitler disse che «non era un conservatore, non era un libertario, era un comunista, un socialista, e noi siamo l’opposto». Parole che mostrano la volontà di posizionamento della destra tedesca, un mondo ben più complesso di quello che il semplice paragone a un fenomeno appartenente al passato come il nazionalsocialismo manifesta.  

Afd è una formazione opportunista che unisce tratti classici del nazionalismo conservatore germanico e identitarismo anti-immigrazionista discorsi libertari e antistatalisti in economia e battaglie antieuropee che spaziano dalla difesa del free speech contro presunte censure politicamente corrette alla lotta contro l’ambientalismo dell’UE. Tutte agende che saldano un crescente processo di convergenza con il mondo MAGA vicino al presidente Usa Donald Trump, un sistema di potere che ha nella promozione di un’Europa più sovranista e meno integrata un obiettivo chiave.

Lobby Control ha scritto che «alcuni settori dell’AfD stanno chiaramente cercando di stringere legami più stretti con il campo di Trump», in particolare sottolineando che «il segretario di Stato americano Marco Rubio ha definito “tirannia” la classificazione dell’AfD come organizzazione di estrema destra confermata». Rubio, peraltro, è consigliere della Sicurezza Nazionale della Casa Bianca di Donald Trump, e, nel 2025, pubblicando la Strategia di Sicurezza Nazionale, ha invitato gli Usa a lavorare per «ripristinare l’identità occidentale e la fiducia nella civiltà dell’Europa». Ha, inoltre, chiesto al Vecchio Continente di «promuovere la grandezza europea» e correggere le attività di istituzioni comunitarie accusate di «minare le libertà politiche e la sovranità», di «politiche migratorie che stanno trasformando il continente», di «censure del libero pensiero e soppressione delle opposizioni politiche». Parole che sembrano un endorsement notevole a organizzazioni come Afd, la cui ascesa potrebbe favorire il divide et impera statunitense in Europa in nome di quel principio «Make Europe Great Again» che Musk, nel breve periodo da consulente politico, provò a far germinare oltre Atlantico.

Più che i legami Afd-Russia, spesso discussi, sembrano essere quelli con gli Usa il fronte principale da tenere d’occhio. La destra conservatrice tedesca, insomma, può esportare in Europa i principi MAGA con facilità e scalabilità. Resta da capire, però, quanto un governo futuro a guida Afd, ad oggi ancora difficile da ipotizzare, possa in Germania essere favorevole agli obiettivi Usa. Washington, e Trump in particolare, sono poco popolari in Germania. In seno ad Afd c’è un’ala iper-sovranista guidata dal co-leader Tino Chrupalla che ha criticato duramente la guerra d’Iran e addirittura chiesto l’uscita delle forze Usa dal Paese. Il Center for American Progress ricorda che Afd ha chiesto «l’imposizione di dazi reciproci contro ulteriori barriere commerciali americane», ha attaccato la dipendenza della Germania dal gas naturale liquefatto (GNL) statunitense e ha auspicato una ripresa delle importazioni energetiche russe». Il partito, inoltre, non è anticinese. La sua ascesa potrebbe sostanzialmente contribuire a creare entropia in campo tedesco ed europeo, ma il dilemma strategico americano è legato al fatto che a Afd interessi essere la punta di lancia del MAGA in Europa più che degli Usa tout-court. E nei momenti decisivi questo può emergere plasticamente.

OI #65 – Gli articoli

  1. Trump, la Groenlandia, la Danimarca: tutto concluso?
  2. L’ascesa di Afd, il “MAGA” europeo e il futuro dell’UE
  3. Canada-UE, una partnership crescente ma da chiarire
  4. Brasile, Lula contro Bolsonaro e l’America Latina in bilico

Fonti