4,1 miliardi di euro di multa: la sanzione contro Google comminata dalla Commissione Europea per abuso di posizione dominante del sistema di ricerca dell’azienda di Mountain View e contro cui l’azienda trainante del gruppo Alphabet ha perso la causa il 2 luglio scorso ha rappresentato un nuovo record nel quadro dell’attività regolatoria dell’Unione Europea. Le sanzioni sono accettate dalle Big Tech Usa come una contropartita inevitabile, in certi casi, per mantenere l’accesso a un mercato che, comunque vada, resta il più prospero su scala globale fuori dagli Usa e che è irrinunciabile per le aziende di oltre Atlantico. Ma sul piano operativo e concreto, esse rappresentano l’altra faccia della medaglia di un processo critico e complesso che vede l’egemonia statunitense nelle tecnologie critiche espandersi sempre di più.

A ogni frontiera dell’innovazione tecnologica, infatti, l’Europa resta un passo indietro e i provider di servizi online fanno la parte del leone. Google domina nelle ricerche online e assieme a Microsoft e Amazon è la principale provider del cloud. Microsoft è centrale nella fornitura di servizi mail e per uffici, il gruppo di Jeff Bezos domina la logistica e lo shopping online europeo, e da Cisco a Netflix sono molti i player d’oltre Atlantico con posizioni decisive nella filiera tecnologica europea. Non c’è un provider di posta elettronica europeo, un servizio di cloud 100% europeo che non includa le big tech americane, un’azienda integrata di e-commerce comunitaria e così via. L’Europa prospera sul piano tecnologico solo in pochissimi settori, come quello dei gestionali aziendali (SAP) e dell’intelligenza artificiale non è nemmeno, per ora, il caso di dire. Le multe sono indicate dalle Big Tech come una fastidiosa voce di spesa che però non cambia il paradigma sistemico, sebbene ad oggi siano iniziati ad emergere dei trend che mirano a porre un freno a tale dominio.

Tra giugno e luglio, ad esempio, prima la Francia ha dismesso dalla sua intelligence e poi la Spagna ha bandito dalle sue aziende pubbliche la tecnologia dell’americana Palantir, azienda strategica sull’elaborazione del data mining basato sull’IA per scenari legati al processo di ampie quantità di informazioni e ritenuta una leva strategica del complesso tecnologico-industriale a stelle e strisce. Parigi sceglierà provider locali: segno che un’intenzione si muove. Ma sarà ancora lunga prima di capire se avremo filiere tecnologiche europee solide e indipendenti da una schiacciante egemonia Usa.

Sommario – OI #62

  1. L’Europa multa Google, ma la vera partita è altrove
  2. Vucic si dimette, Serbia al bivio
  3. L’Africa, le Afriche
  4. Israele e Iran complici del caos libanese