Il 2026 è stato segnato da un consolidamento del rapporto politico tra Canada e Unione Europea. Mark Carney, premier di Ottawa, a gennaio ha dato il calcio d’inizio a un rilancio dell’assertività del Paese nordamericano oltre i tradizionali legami con gli Usa parlando al Forum di Davos sulla necessità di superare l’ordine tradizionale ormai in difficoltà. Per Bruxelles e Ottawa, il rapporto Canada-UE è stato visto come un partenariato da rendere sempre più forte per dare slancio all’Occidente divenuto più incerto dall’ampliamento della faglia imposta dal presidente Usa Donald Trump.

Un asse transatlantico alternativo si è strutturato, ad esempio, attraverso l’inizio della partecipazione canadese al programma europeo per la Difesa comune SAFE e sono stati rafforzati gli strumenti di cooperazione su minerali critici e terre rare. Il 16 settembre 2026, Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue, nel suo discorso sullo Stato dell’Unione ha indicato il Canada come potenziale, futuro, “membro associato” dell’Ue, senza chiarire i dettagli di cosa ciò significasse. Canada e UE hanno siglato nel 2016 un accordo commerciale, il CETA, in vigore in via provvisoria dal 2017 e che deve ancora essere stato ratificato da molti Paesi. Appare fondamentale definire, dunque, fin dove il partenariato euro-canadese può, realisticamente arrivare sul piano concreto, posta la premessa di un’indubbia solidità politica e sistemica.

La Chatham House segnala che, con una crescente integrazione, Bruxelles fornirebbe un «nucleo costituzionale di un sistema più ampio di cerchi concentrici. I Paesi associati sarebbero integrati in mercati, programmi e strutture di sicurezza selezionati, senza acquisire i diritti politici riservati agli Stati membri». Andrebbe capito se, per il Canada, questo percorso è fattibile. Bloomberg nota che questo dovrà essere pesato alla luce delle intese effettivamente realizzabili e del fatto che per Ottawa i rapporti commerciali con l’Europa sono, ad oggi, di taglia minore rispetto alla storica interconnessione con gli Usa.

I dati li offre il Financial Times. I rapporti commerciali del Canada con l’UE nel 2025 sono stati pari a circa 96 miliardi di dollari (65,7 di importazioni, 30,7 di esportazioni), quattro in più di quelli con la Cina (con cui il deficit sfiora i 40 miliardi). L’export è stato inferiore a quello verso il Regno Unito (che tocca 33,5 miliardi) e il totale della relazione frazionaria rispetto a quella con gli Usa è di sei volte quello con l’Europa.

Ottawa, lo scorso anno, ha, infatti, esportato 401,5 miliardi di dollari di beni verso gli States e ne ha importati 258,6. Le potenzialità politiche dell’accordo sono importanti, ma è bene tenere in considerazione i numeri. Ad oggi, ciò che salda Canada e Ue è il CETA, che resta comunque importante. Il nuovo asse transatlantico può crescere, ma, per entrambe le parti, demografia, peso economico e rilevanza geopolitica rendono inevitabilmente primaria l’attenzione per gli Usa. A prescindere da chi occupi, pro tempore, la Casa Bianca e delle sue strategie, in questo caso imprevedibili. In parallelo agli Usa, c’è il legame con l’Anglosfera, con un rapporto ombelicale col Regno Unito che si somma a quello con Washington nel formato Five Eyes, l’alleanza di intelligence estesa a Australia e Nuova Zelanda, Paesi come il Canada parte del Commonwealth che riconosce come sovrano il monarca di Londra, Carlo III. Inserirsi in questo sistema per l’Ue sarà complesso. Ma la carta dell’attrattività reciproca euro-canadese può essere un modello capace di produrre frutti politici interessanti, purché sia giocata con pragmatismo.

OI #65 – Gli articoli

  1. Trump, la Groenlandia, la Danimarca: tutto concluso?
  2. L’ascesa di Afd, il “MAGA” europeo e il futuro dell’UE
  3. Canada-UE, una partnership crescente ma da chiarire
  4. Brasile, Lula contro Bolsonaro e l’America Latina in bilico

Fonti